C’è sempre stato un
feeling spirituale e morale tra i cittadini di Sant’Antimo e la
locale comunità dei frati francescani; fin dal loro primo
insediamento in questo luogo, in un tempo imprecisato, presso la “piccola
et incomoda habitatione dove si dice Santa Maria del Carmine”.
L’effettivo e stabile stanziamento dei frati francescani, con
l’edificazione di un convento, fu possibile grazie alla donazione di
immobili da parte di Francesco Revertera, feudatario della Terra di
Sant’Antimo, nella prima metà del XVII secolo. I Revertera
appartenevano ad una nobilissima famiglia catalana, e svolsero in
Italia importanti incarichi per conto della Corona di Spagna. Fu
Francesco, nonno del suddetto benefattore, ad acquistare il feudo di
Sant’Antimo da Fabrizio Stendardo, nel 1566.
Da tutti gli autori che hanno scritto sul Convento di Santa Maria
del Carmine, se ne fa risalire la fondazione al 1614, quando Padre
Bonaventura da Teano, allora custode della Provincia Francescana
Riformata, concluse con il duca Francesco (nipote) l’accordo per la
fondazione del monastero, con annessa chiesa.
Queste notizie le ricaviamo dal volume “Origini e vicende del
Convento di S. Maria del Carmine in Sant’Antimo”, scritto a
quattro mani da Raffaele Flagiello e Maria Puca, apprezzati studiosi
di storia e tradizioni locali. Il libro, stampato per i tipi della
Lux Printing, in distribuzione gratuita, fa parte della collana di
Studi Atellani del Comune di Sant’Antimo, uno tra i maggiori sponsor
dell’iniziativa editoriale. Ma non il solo. Infatti, nel volume sono
citati diversi cittadini privati che, a vario titolo, hanno
contribuito alla sua realizzazione.
“Questa solidarietà sul piano economico tra Istituzione pubblica e
privati - spiega nella presentazione del lavoro Luigi Ortaglio,
ministro provinciale dell’Ordine francescano minore – conferma il
legame di reciproca appartenenza sul piano morale e spirituale che
intercorre tra il nostro sito francescano santantimese e la comunità
civile”.
Un legame che si evince dalla storia. Il riferimento, in
particolare, è alla promessa di sostegno economico che, all’epoca
dei fatti, l’Università di Sant’Antimo aveva fatto ai frati per
portare a compimento la chiesa e il convento. Purtroppo, le
difficoltà finanziarie dell’ente rischiavano di vanificare l’impegno
preso. Così, convocati in pubblica assise, i cittadini decisero che
i fondi necessari si sarebbero reperiti dalla vendita del pane. Si
deliberò di “extrahere (la somma) dal tornese per carlino
che li panettieri pagano alli venditori del pane che giornalmente si
vende”, affidando l’incarico in appalto con pubblico incanto, e
dalla riscossione dell’aggio l’Università avrebbe fatto fronte alla
promessa fatta ai frati.
Interessanti spunti che, certamente, solleciteranno il dibattito, in
programma domani, 4 ottobre, alle ore 17,30, presso il Convento di
Santa Maria del Carmine, in occasione della presentazione del volume
di Flagiello e Puca. Ma non solo. La manifestazione servirà anche
per raccogliere fondi per la realizzazione del progetto “Casa de
Santa Clara” a Bebedouro, grosso centro della provincia di San Paolo
del Brasile, dove da anni opera la custodia napoletana del Sacro
Cuore di Gesu’ dell’Ordine dei Frati minori.
“La realizzazione della casa-famiglia Santa Clara - ha detto il
Rettore, Nicola Di Domenico - ha lo scopo di tutelare ed assistere,
dal punto di vista educativo e lavorativo, i bambini da zero a
dodici anni, provenienti da famiglie disagiate e bisognose. A questo
scopo, facciamo appello alla sensibilità della cittadinanza affinché
contribuisca con un’offerta alla realizzazione del progetto”.
Ancora una volta, dunque, la comunità di Sant’Antimo avrà modo di
dimostrare la propria disponibilità verso i frati poverelli.
Lina Maiello |